Moda nell’antica Roma

ancient-times-roman-copiaLa moda a Roma

La moda è l’usanza che riguarda il gusto del vestire, il comportamento, gli ornamenti e le decorazioni proprie di un certo periodo e di una determinata società; si può dire sia sempre esistita e ne troviamo tracce sin dai tempi più antichi, tempi in cui nelle antiche società mediterranee non esistevano particolari differenze tra le classi sociali e fra uomini e donne. Il gusto per le vesti fastose, i colori vivaci, i gioielli cominciò con gli antichi Egizi come possiamo notare dalle pitture parietali e dai bellissimi gioielli ritrovati.

In Grecia gli abiti degli uomini e delle donne erano molto simili, in genere erano tessuti in casa così come anche a Roma dove, in età arcaica, le prime stoffe erano tessute con lana di pecora o con fibre vegetali tra cui una specie di lino coltivato dagli Etruschi. Con le conquiste e l’espansione dell’impero cominciarono ad arrivare nuovi tessuti tra cui il lino egiziano, poi il cotone e la seta, tele pesanti dalla Spagna per l’inverno, seta dall’Egitto e dalla Siria che a loro volta lo importavano dalla Cina. Tutto questo però era ad uso dei ricchi aristocratici, il popolo aveva la lana, la canapa e la juta. Come colori inizialmente erano disponibili solo quelli naturali poi, col contatto con altri popoli, si apprese anche l’utilizzo di sistemi per tingere i tessuti e tra i colori il più importante fu il porpora, importato dai Fenici che lo ottenevano lavorando un mollusco, il Murice, ma poiché era molto costoso per la grande quantità di molluschi che occorrevano per la produzione, si utilizzava per ornare le toghe o le tuniche, anche il clavus che era una striscia di stoffa colorata color porpora che si applicava alla tunica. La presenza e la larghezza di queste strisce, che erano regolate da precise regole, indicavano l’appartenenza alle diverse classi sociali. ob_a173b7_abito-antico-romano-con-togaNelle tuniche dei giovani erano molto strette, in quelle degli adulti si distinguevano il latus clavus (laticlavio) che era riservato ai senatori e all’imperatore e l’angustus clavus (angusticlavio) che era distintivo dell’ordine equestre. Col tempo le strisce persero il loro valore distintivo e furono usate solo come ornamento. I colori più usati a Roma venivano ottenuti per lo più dai vegetali così si otteneva una bellissima tinta giallo arancio più o meno forte a seconda dell’intensità della colorazione ottenuta con l’utilizzo dello zafferano, della ginestra o della curcuma; il verde si otteneva dall’uva bianca; mischiando l’uva bianca con la nera si otteneva il viola; con l’uva nera si avevano le tinte dal grigio al bruno; col Murex, come detto, si aveva il porpora che si otteneva anche con l’oricello ( un lichene) che a volte veniva mescolato col murice per renderlo meno caro; utilizzando il fiordaliso si aveva l’indaco; dal mallo della noce si aveva il bruno e il nero; dalla malva si aveva l’azzurro. Come già osservato, il colore più importante era il rosso porpora per la rarità del colore e l’alto costo, simbolicamente indicava il potere e poteva essere indossato solo da chi era al potere, infatti Nerone, durante il suo regno, proibì a tutti di indossarlo. Dal 222 d. C. il commercio della porpora diventò monopolio imperiale.

ob_a6d024_abitie-costumi-antichi-romani-toga-e-pallioSeguiamo ora la vestizione di una Romana:

Come indumenti intimi la signora indossava il subligar che era uno slip abbastanza succinto ed elegante in lino o pelle leggera e lo strophium o mamillare che era una fascia in tessuto o in pelle che aveva la funzione di separare e rialzare i seni. Ovidio suggerisce, in caso di un seno non molto florido, di imbottire la fascia. Possiamo vedere uno splendido esempio di questo abbigliamento, che era indossato anche alle terme o per praticare attività sportive, nei mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina in Sicilia. Al di sopra si indossava la tunica che consisteva in una specie di camice che copriva la persona dalle spalle alle ginocchia. Sulla tunica le donne indossavano la stola che era una veste di lana bianca, a volte orlata di porpora, con o senza maniche, ampia e lunga fino ai piedi, da stringere con il cingulum, un cintura che si stringeva in vita e sotto il seno. Al di sopra la moda prevedeva la palla che era un lungo scialle rettangolare che scendeva, con eleganti drappeggi, fino alle ginocchia. Questo scialle era talmente grande che spesso le donne lo usavano per coprirsi il capo quando camminavano per strada. Una curiosità: questo tipo di scialle è quello con cui sono rappresentate Maria e tutte le donne in genere nei presepi, nei quadri, nei film, praticamente in tutte le rappresentazioni della vita di Cristo. Un altro tipo di scialle era il babilonicum, in seta o in velo ricamato, spesso con frange, di gran moda durante l’impero. Era molto colorato e si portava poggiato sui fianchi chiuso con un nodo o con spille.
Il
patagium era una larga striscia di stoffa purpurea ricamata in oro che orlava la scollatura dell’abito. La recta, tunica bianca senza maniche, aderente in vita e larga in basso era l’abito delle spose romane che lo accompagnavano con il flammeum, ampio scialle giallo arancio posto sul capo e che scendeva sul retro. La rica era una sciarpa di velo ornata con frange usata durante le cerimonie religiose. Il ricinium, più piccolo, era usato in segno di lutto. Oltre al lino e alla lana, le ricche matrone romane potevano disporre anche di altri tessuti come il leggerissimo cotone e la seta che fu a lungo monopolio della Cina da cui partivano carovane che,dopo aver attraversato le steppe della Mongolia e i deserti dell’Asia, portavano sulle coste mediterranee il pregiato tessuto il cui prezzo era talmente alto che non pochi aristocratici dilapidarono immense fortune per poterla indossare o usare nell’arredamento. Si giunse a tal punto di follia e di sperpero che più di un imperatore cercò di regolarne il commercio con severe leggi per frenare l’uscita dall’impero di immense quantità di denaro che finivano, tra l’altro, nelle mani dei nemici giurati di Roma, i Parti i quali taglieggiavano o depredavano le carovane che passavano sul loro territorio, compreso tra gli attuali Iran e Iraq.


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Per gli uomini, così come per le donne

agli inizi della civiltà romana e durante la monarchia, i costumi erano semplici e severi poi cambiarono i tempi e gli stili e anche gli uomini cominciarono ad adottare abiti più eleganti e ad esibire gioielli tanto che Augusto, preoccupato di questa ostentazione, obbligò i senatori e i nobili ad usare la toga.

Gli uomini iniziavano il loro abbigliamento con il subligar che era una fascia di lino che si annodava in vita dopo aver fasciato le parti intime, al di sopra indossavano la tunica interior (potremmo paragonarla all’attuale t shirt) e su questa la tunica che era formata da due pezzi di stoffa, di lana o di cotone a seconda della stagioni, cuciti insieme in modo che il davanti arrivasse alle ginocchia e il dietro ai polpacci, stretta in vita da una cintura. In origine la tunica era senza maniche che arrivarono nel tardo impero ed erano molto ampie alla spalle per stringersi ai polsi. Questo tipo di tunica era detta intusium, poi da III-IV sec. d. C. si usò la tunica manicata.

Molti erano erano i tipi di tuniche che distinguevano chi le indossava da tutti gli altri, infatti la tunica palmata, di seta ricamata in oro o argento con disegni di palme o di stelle poteva essere indossata solo dai condottieri vittoriosi. La toga purpurea, costosissima,veniva indossata nei trionfi sopra la tunica palmata. La tunica talare, di seta bianca, era usata nei matrimoni. La toga pretesta portava una striscia di porpora (il clavus) intessuta ( praetexta) lungo i margini, era l’abito distintivo dei senatori, dei consoli, degli edili, dei censori e di alcuni sacerdoti; i pretori, quando dovevano pronunciare una sentenza di morte non la indossavano. Anche i bambini, quasi a dimostrare che dovevano essere rispettati come i sacerdoti e i magistrati, la indossavano per deporla al momento del passaggio all’età adulta quando indossavano la toga virile. La toga trabea (c’era anche un mantello bianco così chiamato) era adorna di strisce di porpora ed era portata da re, consoli, sacerdoti ed in particolare dai cavalieri durante una parata che si teneva il 15 luglio già in età repubblicana. Da qui derivò il termine trabeata che indicava un particolare tipo di commedia che metteva in scena personaggi appartenenti al ceto equestre. La synthesis era una tunica bianca ornata con vari inserti che veniva usata solo nei banchetti in caso si fosse sporcata quella indossata. La paenula era un mantello di lana pesante o di pelle usato in caso di pioggia, aveva un’apertura per la testa e un cappuccio; il pallium era un mantello di lana, di solito bianco, che avvolgeva tutta la persona, ritenuto meno dignitoso della toga fu vietato da Adriano ai senatori e ai cavalieri durante le cerimonie ufficiali. La lacerna era un mantello usato solo dagli uomini ed era un rettangolo di stoffa che si portava sull’armatura o sulla toga, si chiudeva con un fermaglio sul petto e spesso vi era unito un cappuccio. Augusto ne proibì l’uso nel foro e nelle sue adiacenze e, per quanto fosse di larghissimo uso , non potè mai essere indossato durante le cerimonie. Il paludamentum, usato dai soldati, era un mantello corto e pesante portato dai generali romani fissato sulla spalla destra; passò all’imperatore come simbolo di potere. La caracalla era una veste di origine gallica di panno,aderente al corpo e provvista di cappuccio e di maniche, fu introdotta dall’imperatore Aurelio Antonino Bassiano soprannominato perciò Caracalla. Il birrus (da cui deriva la parola berretto) era la caracalla corta con cappuccio che fu poi usato dai monaci nel medioevo. All’epoca i pantaloni non esistevano, infatti erano un indumento estraneo alla cultura romana e mediterranea. Li indossavano solo i barbari nemici di Roma, i celti, i germani a nord e a oriente i parti (nell’odierno Iran). Cominciarono ad essere indossati dai legionari sotto l’impero di Traiano ma erano corti al ginocchio, tempo centocinquant’anni, però, conquistarono Roma e divennero di uso comune.

.Come abbiamo visto, gli uomini, intendendo però solo i cittadini romani aristocratici, indossavano prevalentemente la toga che è l’indumento più importante per il civis romanus, segno di distinzione e di casta. La toga è stata usata fin dai tempi più antichi e all’inizio aveva dimensioni ridotte poi divenne sempre più grande fino ad avere la forma di un semicerchio con un diametro anche di 5-6 metri. Per poterla indossare era necessario l’aiuto di uno o due schiavi specializzati (vestiplicius) che la fermavano prima sulla spalla sinistra che era coperta, poi la giravano sotto l’ ascella destra dopo aver fatto una serie di pieghe che correvano trasversalmente lungo il petto quindi veniva gettata sulla spalla e sul braccio sinistro che così erano coperti due volte mentre il braccio destro rimaneva scoperto.

La toga è il simbolo della cultura e della civiltà romana e ne era proibito l’uso agli stranieri, agli schiavi, ai liberti e agli esiliati. Le toghe parlavano e, come abbiamo visto, avevano nomi diversi a seconda di chi la portava e dell’uso cui era destinata. La toga designava un alto rango ma obbligava alla semplicità. Il colore della toga era il bianco e bianca era specialmente quella di chi si candidava alla magistratura o a cariche pubbliche. La parola “candidato” deriva infatti dal colore della toga degli antichi Romani e simboleggiava, allora, l’onestà di chi si presentava alle elezioni. La toga era sempre di lana e rimase a lungo l’abito di prammatica alla corte imperiale, l’abito dei magistrati e dei personaggi illustri.img1

giulia gallo

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