Villa del Parnaso ………una storia millenaria.

La villa del Parnaso

 

La villa del Parnaso ha alle spalle una storia millenaria.

Non c’è dubbio che il nome che contrassegna l’intera proprietà, un tempo “Cristo Re”,faccia evidente riferimento all’amenità del climae alla bellezza di questi luoghi, scelti già dagli antichi Romani per l’insediamento di ville marittime a terrazze digradanti verso il mare.

La realizzazione della linea ferroviaria Portici-Castellammare-Nocera intorno tra il 1841 e il 1843 rivelò infatti la presenza di un edificio romano maestoso, in parte distrutto dai lavori di scavo, in parte ancora sepolto, la villa marina di Caio Siculio, ricco liberto, forse commerciante di vini, di cui si conservano due reperti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli: un affresco narrante il mito di Eco e Narciso sullo sfondo del monte Parnaso e un anello sigillo bronzeo con le iniziali del proprietario.

Dove sorgeva la villa romana un altro imponente edificio fu costruito tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo; distrutto dalla tragica eruzione del Vesuvio del 1631 fu poi nuovamente riedificato sul modello di quello precedente.

La villa, detta del Parnaso, si estendeva da via del Popolo, oggi corso Umberto I, alla linea di spiaggia, oggi litoranea Marconi. L’area verde in cui era immersa, oggi caratterizzata da alberi da frutta quali agrumi, nespoli, fichi e ulivi e da alberi ornamentali quali olmi, allori, querce e palme,era suddivisa da 5 viali longitudinali e 4 trasversali con slarghi circolari nei punti di intersezione. La ornavano pilastri in pietra di Sorrento e in piperno, sormontati da vasi di terracotta con fiori, sedili di pietra, fontane, voliere, una grotta artificiale e un fabbricato con copertura a volta contenente il corpo scala, oggi restaurato, usato per il collegamento alla spiaggia.

La scala, con gradini in pietra basaltica, era adornata da fontane poste sulle pareti e da una vasca con fontana, circondata da statue e sedili di pietra, di cui è stato ripristinato l’impianto idrico con sistema a ricircolo. Nel piano interrato, di fronte alla vasca, è visibile un tunnel posto al di sotto del piano stradale, realizzato quando fu costruito l’attuale viale Marconi per consentire l’accesso privato dalla villa al mare.

Il corpo scala, di forma trapezoidale, faceva parte del blocco più grande del fabbricato destinato a residenza. Questo era composto da 8 vani a livello del giardino e dai locali di servizio e dalla cucina , con copertura a volta, al piano sottostante.

Il fabbricato situato a sud verso il mare, ricco di elementi decorativi,presentava nel prospetto prospiciente l’area verde  3 nicchie in corrispondenza di 3 viali. Da una porta al centro delle nicchie si accedeva ad un belvedere coperto e da questo ad una seconda terrazza scoperta al piano superiore. Nell’attico del timpano della nicchia centrale si raccoglieva in una vasca l’acqua piovana, utilizzata per alimentare le fontane del corpo scala.

Nella prima metà dell’800,l’intero complesso, di proprietà della nobildonna Carolina De Gennaro e amministrato dal marito Angelo Avallone, fu interrotto nella sua continuità dalla costruzione della ferrovia, fu pertanto necessario collegare i giardini alla villa con ponti in muratura. Nel 1872 fu oggetto di un esproprio forzato per causa di pubblica utilità. Occorreva estrarre da una parte del fondo blocchi di pietra vulcanica per costruire il porto mercantile. La proprietà risultò frazionata e gran parte del fabbricato fu abbattuto.

Conosciamo le caratteristiche architettoniche dell’antica villa del Parnaso grazie al rinvenimento nell’archivio comunale della documentazione relativa a tale esproprio contenente la descrizione del sito ad opera dell’architetto Eduardo Giordano, una pianta a colori del giardino e un disegno delle opere architettoniche affacciate sul mare.

 Accanto al corpo di scala oggetto del restauro è presente un blocco di fabbricato seminterrato, ancora da ristrutturare, che si sviluppa lungo il confine di valle, adiacente la strada, fino alla struttura che, realizzata in tempi più recenti sui resti di parte dell’antica costruzione, ospita da circa 20 anni il Liceo Pitagora-Croce . Precedentemente era stata  sede del convento delle Piccole Ancelle di Cristo Re e prima ancora utilizzata per stendere al sole le paste del pastificio Orsini-Montefusco, ubicato all’ingresso del viale d’accesso alla villa del Parnaso.

Il fabbricato seminterrato presenta vani di forma regolare cui si accede da una porta in prossimità del corpo scala e da una scala posta sull’attuale piano di copertura; gli ambienti adiacenti la scala sono privi di solaio di copertura, gli altri hanno coperture a volta su cui è cresciuta una fitta vegetazione spontanea.

Dopo anni di abbandono e di degrado, grazie al restauro, per interessamento della Città Metropolitana di Napoli, di una parte del fabbricato, quello contenente il corpo scala, inaugurato il 12 maggio 2017, finalmente oggi il Parnaso,con i suoi spazi verdi e con la sua storia millenaria, ritorna alla città e ne facilita l’accesso al litorale.

Prof. Paola Ametrano

 

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